La cosmologia, dalla creazione dell’universo alla nascita della vita, raccontata da un  essere misterioso. Questa è la cronaca dal suo privilegiato punto di osservazione.

Setting: un luogo astratto e indefinito dell’universo. Alcuni suggerimenti scenografici possono essere ottenuti con l’uso di proiezioni di immagini preferibilmente non realistiche. Un piccolo cubo praticabile al centro e verso il fondo della scena svolge la funzione di piedistallo.

È un monologo in un unico atto, diviso in cinque momenti:

Momento 1. Universo.

Momento 2. Umanità.

Momento 3.  Amore.

Momento 4. Morte.

Momento 5. Futuro.

Esiste un allestimento video che può essere visto alla seguente pagina: beppepicaro.com/aster-video/

ASTER

MOMENTO 1: UNIVERSO

Proiezioni di immagini preferibilmente pittoriche e astratte rappresentati l’universo.

ASTER

(ASTER è su un cubo al centro della scena, come una statua su un piedistallo.)

Tenebra coperta da tenebra. Un vasto nulla, una indistinta distesa di silenzio. L’inimmaginabile niente prima che tutto sia.

(Pausa)

L’attimo prima che un’idea flebile e frammentaria potesse abbracciare questo zero assoluto. Prima che la prima stella emanasse il primigenio bagliore. Prima dell’ora in cui l’universo si sveglia, osservavo dal mio universo la nuova alba sorgere da quell’imperscrutabile oscurità.

(Pausa)

Una scintilla emerse dall’inconoscibile, decisa a squarciare lo spazio, pronta a conquistarlo con un abbraccio di miliardi di stelle. Una ispirazione violenta e terribile lacerò il velo che separava ciò che era da ciò che non era.

(Pausa)

Il raggio di una volontà luminosa divise il vasto nulla per insediare in quel vuoto cosmico l’aspirazione a essere e a divenire. Le fornaci di mille e mille soli intonarono il loro canto eterno e tesero le corde in una moltitudine di arpe pronte a vibrare di un suono mai udito, fino a quando una nota più forte si alzò sopra le altre, come il riso solitario di un bambino che vede meravigliato un mondo aprirsi per la prima volta ai propri occhi.

(Pausa)

Quel vuoto nulla iniziò ad agitarsi, trascinato da una forza più tenace della propria inerzia, determinata a insediare una culla per qualcosa che ancora non era, ma la cui idea era presente fin dal primo momento, celata nel primo sospiro che anima i soli nascenti.

(Pausa)

Come il vortice di una tempesta che sfida l’inerte nulla, l’infuocato pulviscolo di stelle formò galassie e pianeti.

(Pausa)

Il muto artefice osservava mentre un lieve sorriso di stupore ne increspava il labbro, altrimenti impassibile. Il nulla fu messo in moto, risvegliato a essere qualcosa dal suo sonno senza sogni.

(Pausa)

Dalle recondite pieghe di un altro universo, la sua mano cosmica pizzicò una a una le corde delle arpe celesti, e la melodia iniziò a fluire in un nuovo infinito.

(Pausa)

Il magico suono creò un corridoio di spazio e di tempo, unico percorso per la peritura materia nascente da essi costretta e incatenata.

(Pausa)

Le ancore dello spirito furono gettate, e la nuova vita emerse nella ristretta nicchia di uno scoglio immerso in un oceano di stelle.

(Pausa)

L’idea precipitò nella materia e lentamente una coscienza iniziò a formarsi come vaga e indistinta aspirazione a qualcosa che non era mai stato.

(Pausa)

Ricchezze senza ancora valore furono distillate dal fato travestito da una casualità senza motivo.

(Pausa)

Eppure un gelido morso resisteva a quell’insperata luminosa incursione. La forza oscura ancora bramava il proprio nulla, il sonno vuoto a cui era stata strappata. Un ostinato NO a tutto, restio a qualsiasi cambiamento, incapace di sperare e di sognare, urlava nascosto nella materia e nella vita nascente da quel pulviscolo di stelle.

(Pausa)

La tempesta cosmica strappò dalla loro unione Terra e Cielo. Come amanti si giurarono un amore eterno, e nel loro cuore atomico sanno che saranno di nuovo uno nel misterioso abbraccio che li attende oltre le soglie del tempo.

(Pausa)

E nella terribile separazione degli amanti, plasmata da un profondo e ineffabile desiderio, emerse una nuova forma, una coscienza limitata dalla ragione, una vita inseguita dalla morte. Esseri corruttibili e assediati da una Natura incompresa, costretti a una materia incatenata alla Terra e desiderosa del Cielo.

MOMENTO 2: UMANITÀ

Proiezioni di immagini terrestri.

ASTER

(Scende dal piedistallo.)

Le forme per la vita nascente sono plasmate dai nuovi elementi, un fuoco invisibile tiene insieme le cellule nascenti.

(Pausa)

L’urlo silenzioso e gli occhi di stupore di un cucciolo d’uomo mi chiamarono dalle profondità celesti a una nuova atmosfera.

(Pausa)

La memoria di ciò che fu incominciò a sbiadire, sopraffatta dalle visioni di una nuova esistenza. Ciò che ero divenne ricordo, custodito in sogni vaghi e incerti. A ogni passo una stella sembrava spegnersi; la mia vastità si coartò e parti di me dimorarono vicino agli esseri che sperimentavano per la prima volta cosa fosse la coscienza. Ancora dipendenti da tutto, ancora incatenanti alla vita dalla vita stessa. Eppure una parte di me rimase libera di respirare una più vasta atmosfera, di godere di una più ampia visione.

(Pausa)

Ora l’ala di un gabbiano, ora il canto di una balena che attraversa gli oceani del mondo. Perfettamente a loro agio, ciascuno nel proprio elemento, nobilitati dalla loro stessa bellezza e fortificati dalla comunione con la Natura. E nel cuore di un villaggio ora dimenticato, il vagito di quel primo essere che con lo sguardo mi chiedeva “e ora cosa?”

(Pausa)

E ora cosa?

(Pausa)

Corriamo insieme. Le prime corse dell’alba umana. Corriamo sulla riva di un grande oceano di cui ignoriamo limiti e confini. Siamo la corsa, senza sapere da dove e per dove.

(Pausa)

L’aria si comprime nei polmoni, una nuova atmosfera ricoperta d’azzurro colora il cielo, sopra di noi un infinito separato da un altro infinito ancora più grande.

(Pausa)

Gli occhi del fanciullo incrociano i miei, sorride. Lui riesce ancora a vedermi. Ricambio il sorriso. E poi prende la mia mano di stelle e corriamo ancora, fino a quando l’aria non brucia la gola, e allora ci lasciamo cadere nella sabbia e ascoltiamo il pulsare di quel primo battito di cuore.

(Pausa)

Osservo dalle stanze della memoria le orme di quel cucciolo umano dipinte nei sentieri del tempo. Sono lì, in attesa di essere riscoperte, aspettano che riprendiamo quella corsa interrotta tanto tempo fa.

(Pausa)

E ora cosa?

(Pausa)

Chi può rispondere all’impertinente domanda di un fanciullo? Da un lontano brulichio di galassie, agli albori del tempo, per arrivare a cosa?

(Pausa)

Eppure la risposta giace, nascosta nella scintilla primordiale custodita nell’immensità di un ricordo troppo semplice per sembrare vero, troppo luminoso per scorgerne i contorni, troppo ampio per essere afferrato con la sola mente.

(Pausa)

E ora cosa?

(Pausa)

Non più corse, non più sorrisi rivolti ai cieli di zaffiro. L’orizzonte della memoria si restringe e la visione diviene miope. Altri poteri insediano i nostri sguardi, i canti celesti sembrano voci distanti, coperti da vane parole che si levano dal fragore delle vicende umane.

(Pausa)

E ora cosa?

(Pausa)

Il villaggio è diventato una città tra milioni di città, ospiti e prigionieri insieme di nazioni forgiate dall’insensato miraggio di un’oligarchia di illusionisti, abitate da esseri manipolati da impalpabili pensieri. Corpi resi semi-coscienti dalla propria mancanza di volontà. Vedo di fronte a me una razza che crede di emergere dal fango e non crede più di discendere dalla stelle.

(Pausa)

E ora cosa?

(Pausa)

Non più la riva scintillante di un sole nascente, non il riflesso dorato di un cielo immacolato, ma la forza umana che costringe la Natura ai capricci comandati da una ragione avida.

(Pausa)

Non più ospiti benevolenti nel giardino cosmico che sorridono alle onde e ascoltano le stelle, ma una terra sfruttata per creare degli insignificanti nulla che intrattengono una mente pigra e semi cosciente.

(Pausa)

E ora cosa?

(Pausa)

Non più il fanciullo sorridente che sa come abbeverarsi davanti a un cielo immortale, ma il giovane uomo dagli occhi velati di malinconia per il confuso ricordo di un mondo che ancora non è.

(Pausa)

Ora l’uomo si sostituisce al fanciullo, ora il perenne sguardo di meraviglia appare di rado.

(Pausa)

Ora gli affari umani premono sul cuore, come muraglia impenetrabile cingono la mente.

(Pausa)

Ora la mia voce ti arriva flebile, relegata nelle fantasie di un luogo segreto. Nei sogni ancora ti stringo la mano e ti sospingo sulle vette di un’altra ragione, ma ogni giorno le luci del mattino lavano via ogni traccia dei nostri incontri.

MOMENTO 3: AMORE

Proiezioni di immagini di vita moderna.

ASTER

Una oscura voce dissuade ogni tentativo di ricordare compiutamente e persistente sussurra all’orecchio: “Cosa cerchi ancora, giovane uomo? Cosa speri di trovare oltre i confini del tuo pensiero? Vieni a me, lascia che nel mio abbraccio le tue fantasie si plachino. La speranza che nutri è un’illusione che ti consuma, le visioni infantili erano fantasie di una mente non ancora formata.”

(Pausa)

“Non per sorridere nei paradisi primordiali ma per faticare nelle miniere della terra,” sussurra una flebile e oscura voce dalle profondità della negazione cosmica. È la forza che aborre la luce e che disdegna l’amore, che rifugge la luminosa conquista e che rende schiavo l’essere umano.

(Pausa)

Ciò che rifiutò la scintilla iniziale ancora si oppone alla gioia e incatena la vita alla sofferenza.

(Pausa)

Il destino di una razza le cui esistenze sembrano essere gioghi attaccati alla macina dell’ignoranza, dove la libertà viene confusa con il volo di un gabbiano e la passione con l’amore.

(Pausa)

Vedo i tuoi passi incespicare; di vita in vita non ti avvedi che le tue orme ricalcano orbite concentriche; e di vita in vita approfondisci il solco del sentiero che percorri e non ti accorgi che la luce delle stelle si allontana sempre di più.

(Pausa)

Hai barattato i sogni dell’infanzia per una dimora nella città degli uomini, la libertà del tuo pensiero senza pregiudizi per essere accolto nelle loro congregazioni.

(Pausa)

Non chiedi più perché le stelle brillano o perché un cuore batte.

(Pausa)

Ricordo quando mi domandavi: “Cosa c’è oltre il mare? E cosa oltre le alte montagne? E cosa oltre il tuo sguardo?”

(Pausa)

Ma la mia voce non arriva più alle tue orecchie, dimenticato è il mio linguaggio al tuo orecchio. Non cerchi più il mio volto tra le stelle, né il sorriso che condividevamo con le galassie lontane.

(Pausa)

La vita doveva sprofondare nel parossismo della propria ignoranza, dove un’altra scintilla si sarebbe accesa, nelle profondità dell’estremo errore umano, nel cuore oscuro della gabbia della vita umana.

(Pausa)

Coartata in anguste membra mortali, fragili nei venti imprevedibili dell’esistenza, ho attraversato il divario che separa il mio mondo dal tuo. Come due universi paralleli uniti da fili invisibili tesi oltre l’abisso di impenetrabili misteri. Una parte di me si manifesta in volto umano, calco la terra e respiro il cielo.

(Pausa)

Per salvare una luce, per preservare il nostro ricordo, presi forma umana.

(Pausa)

I detriti delle costruzioni umane, dei loro templi e delle loro cattedrali, non potevano oscurare il senso di una domanda e l’eco di una risposta.

(Pausa)

Vedrai uno sguardo che incanterà la ragione e sospenderà il giudizio e il tempo nell’eternità di un abbraccio. Un cuore non più meccanico riprenderà a battere nel tuo petto e riallaccerà i sogni del bambino con la determinazione di un nuovo essere.

(Pausa)

Ecco, riconosci la mia mano in quella della tua amata? e nei suoi occhi distingui il mio sguardo?

MOMENTO 4: MORTE

Proiezioni di immagini prevalentemente astratte.

ASTER

Sono al tuo fianco, invisibile e visibile, come un ponte teso tra due sponde. Camminiamo immersi in dolci conversazioni. Sento il nostro fiato, il nostro calmo incedere. La brezza leggera della sera gioca con i miei capelli e con i tuoi vestiti.

(Pausa)

Ma troppo eterea era la mia luce, troppo aliena la mia coscienza; la mia anima non poteva restare a lungo chiusa in un corpo di materia.

(Pausa)

Protetta dall’oscurità una sordida brama guida la mano di chi vive nell’ombra. Il vento tace. Le nuvole coprono lo sguardo compassionevole della Luna. Tutto si consumerà in un istante.

(Pausa)

L’uomo si avvicina minaccioso con un pugnale che sembra strappato a un’altra epoca. Dietro di lui la Morte è già pronta a reclamare il proprio bottino.

(Pausa)

Leggo nel suo volto l’intenzione di chi vuole trasformare l’Amore in Dolore e la speranza in delusione. Trafiggerai a breve questo corpo, libererai questa anima terrena, ma non prima che il tempo sia giunto, non prima che il messaggio sia consegnato.

(Pausa)

La lama entra nella carne, fredda come l’universo prima della creazione, eppure da quel freddo sento emergere un calore bruciante e intenso.

(Pausa)

Ti stringo la mano, ora i nostri sguardi sono un solo sguardo. “Ti ricordi le lunghe corse che facevamo in riva al mare, quando il mondo era ancora giovane e tu eri un cucciolo d’uomo? Ti ricordi?”

(Pausa)

Il velo incostante della memoria si alza, incalzato dalle circostanze, dal dramma di una vita che ritorna a un’altra vita. Ora sento il tuo vero cuore battere, ora vedo i tuoi occhi schiudersi a una nuova luce, ora è il momento di ritornare a me stessa.

(Pausa)

Un giorno i nostri due mondi saranno uno, quando anche l’oscurità nascosta nei meandri degli atomi accetterà il cambiamento. Allora sarò l’oceano in cui ti tufferai, sarò il cielo dove volteggerai con nuove ampie ali, sarò il sole che riscalda e la terra che sostiene la corsa verso il futuro.

(Pausa)

Questo sarà.

(Pausa)

Adagio le mie spoglie tra le tue braccia. L’aggressore fugge, confuso e terrorizzato, ferito mortalmente con la sua stessa arma nel corso di una improbabile colluttazione, e con i suoi ultimi respiri maledice tutto e tutti.

(Pausa)

I delegati dell’ordine distillano le loro parole secondo la norma precostituita. L’evento viene costretto in un casellario di giudizio troppo stretto per comprenderne la multiforme verità.

(Pausa)

Ogni vita interrotta presuppone un esecutore e ogni esecutore diviene colpevole agli occhi della legge umana. Questa la regola che oscura gli eventi e imbandisce ogni volta il farsesco palcoscenico della vita quando giudica la vita.

(Pausa)

Ripeti ancora e ancora la storia di quel terribile evento.

(Pausa)

Ora distingui le catene invisibili con cui l’uomo impone a se stesso la teoria di una regola nell’illusione che possa contenere la verità.

(Pausa)

L’essere umano giudica ciò che non sa. Senza conoscere la vita e la morte, si erge ad arbitro di esse, e non si rende conto che vede solamente ombre riflesse sullo schermo della propria coscienza ancora troppo incompleta per postulare e decretare.

(Pausa)

Sopporta questi attimi crudeli e folli, non sarà la mia mano di carne a sostenerti ma il mio abbraccio etereo. È la tua memoria risvegliata di me che avvicinerà finalmente le sponde della terra e del cielo. Lascia gli affanni umani a chi non osa guardare quassù, a chi non vuole ascoltare il suono delle arpe cosmiche, a chi ha dimenticato la mia lingua e non vuole ricordare.

(Pausa)

Resiste ancora la primigenia esplosione di luce nel cuore umano, la resiliente tenebra ha intessuto le umane fibre con la vibrazione della paura. Una oscura voce mormora nelle cellule dell’uomo: “Non potrai cambiare il tuo mortale destino, non per le altezze celesti, ma per lavorare nel fango fosti creato. Fugaci memorie e illusioni di un bimbo sono le tue speranze. Solo tra le mie braccia troverai il meritato riposo. Interrompi il tuo inutile affanno, frena il tuo ardire.”

MOMENTO 5: FUTURO

Proiezioni di immagini prevalentemente astratte.

ASTER

Componi il sentiero della Ragione, passo dopo passo procedi verso il miraggio di una meta dorata, dove gli affanni si trasformeranno in sospiri e la fatica in vigore.

(Pausa)

L’infinito era soltanto un muro dipinto, un’illusione di libertà, un assedio interiore prossimo al parossismo; il segreto No a ciò che deve essere ancora compiuto, a quella promessa che prese forma quando la prima stella si accese e iniziò a cullare una nuova esistenza.

(Pausa)

In quel meraviglioso e terribile attimo qualcosa aborrì la luce e si ritirò nelle oscure pieghe dell’esistenza, decisa a riprendere il possesso di quanto gli era stato sottratto, decisa a ritornare al proprio sonno privo di sogni, all’immoto respiro, a una notte senza stelle.

(Sale sul piedistallo.)

Afferra la mia mano, procederemo insieme verso un’altra meta, ancora celata agli occhi mortali; oltre gli orizzonti ristretti di pensieri già pensati, oltre le azioni già agite, oltre le rotte già battute.

(Allarga le braccia. Compaiono quelle che sembrano due grandi ali, rese o dal costume o da una proiezione alle sue spalle.)

Non la rotta che puoi vedere, nel tuo instancabile procedere, ma una segreta traiettoria sotterranea che passa dentro alla materia per ricongiungersi a quella scintilla che accese il primo sole.

(Pausa)

Lì il segreto dove tutto ebbe inizio.

(Pausa)

Lì il segreto di una avventura che non è ancora finita.

FINE

Lara
Io sono io