Gloria

Gloria

Cos’è un uomo? Cosa diventa, l’essere umano, quando non riconosce la vita nei propri compagni di esistenza? Poco importa da quanti arti sia retto l’incedere nella parentesi di questo passaggio terreno. Alito dopo alito, battito dopo battito. Gli esseri dalla prominente coda parlano ancora un linguaggio vero, lontano dalla articolata pronuncia di ipocrite parole umane. Chi li ascolta? Chi li riconosce per quello che sono e per quello che rappresentano?   

Forse per il temporaneo cedimento di un cuore arido, catturato dal battito di ciglia di enormi dolci occhi. Forse per soddisfare la malata insistenza di un piccolo cucciolo d’uomo, desideroso di un compagno di giochi finalmente sincero. Forse per inseguire una fantasia suggerita da racconti televisivi a menti indebolite da un’esistenza vissuta senza scopo. Forse perché l’uomo è abituato a prendere ciò che vuole, e a disfarsene quando vuole; come se tutto fosse materia inerte, inerte come il suo stesso sentire. Eppure anche la materia, fredda e distante dalla percezione umana, conserva e recepisce l’impronta di chi, o di cosa, viene a suo contatto.

Per correggere una nota stonata nell’universo, per un comune e diverso sentire, per amore della vita che vive in tutto, alcuni esseri tessono le trame di un nuovo mondo, tendono i fili tra luoghi distanti: l’improbabile diventa, finalmente, l’unica scelta possibile. Chi ama e chi è amato saranno uniti, perché è un unico e solo richiamo, una unica e sola richiesta. Una unica e sola vita che sorride al suo essere molteplice nelle forme.

Avevano viaggiato tutta la notte verso una nuova destinazione per arrivare fino al luogo convenuto prima che il sole sorgesse, tuttavia la sua pallida luce filtrava, riflessa dagli alti strati dell’atmosfera, su quell’angolo curvo di mondo, e si espandeva come l’inizio di una promessa. Sarebbe presto iniziata una vita, sia per chi era atteso sia per chi attendeva,

All’ora stabilita comuni mezzi di trasporto lasciarono la larga striscia di asfalto costruita per i grandi spostamenti, e uno dopo l’altro si fermarono dietro al piccolo furgone, carico di domande che presto avrebbero avuto una risposta. Formarono una carovana silenziosa, e quando l’ultimo veicolo arrivò, senza bisogno di chiedere conferme o istruzioni, la carovana iniziò a spostarsi verso un luogo più adatto a quanto sarebbe avvenuto. Nessuno aveva sentito il bisogno di uscire dal proprio mezzo di trasporto perché in quell’onda silenziosa ognuno sapeva cosa fare: un nuovo istinto pervadeva i convenuti.

In breve tempo raggiungemmo il piazzale della gioia, lì i nuovi amici si sarebbero annusati per la prima volta.

Il conduttore del lungo viaggio aprì il portellone laterale del furgone. Nella brezza dell’imminente alba prese un cucciolo di cane e lo consegnò a due braccia umane che erano protese verso il nuovo amico.

“E tu sai amarmi?” chiedeva il cucciolo mentre veniva adagiato tra le coperte che il nuovo amico umano si era portato per l’occasione.

Poi l’uomo prese il secondo cucciolo, anche lui era accompagnato dalla stessa domanda: “E tu sai amarmi?” E così il terzo, e il quarto, e tutti gli altri che vennero dopo. Stanchi dal viaggio, eppure ansiosi, tutti avevano la stessa domanda impressa negli occhi sinceri e luminosi: “E tu sai amarmi?”

Ma sottesa a tutte quelle domande c’era una unica domanda, a cui i convenuti avevano già risposto molto tempo prima: “Sai amare?”

La risposta era nel nostro essere lì, in silenzio. In attesa dell’alba.

E dentro a quella domanda riecheggiava un’altra domanda, ancora più essenziale, ancora più atavica: “Sai essere?”

Era questa la vera domanda che ci ponevano quegli occhi, il vero onore che facevano alle nostre anime. La domanda silenziosa che reca in sé tutte le risposte.

La carovana silenziosa si sciolse, gli esseri dalla diversa postura si erano finalmente riuniti. L’antico patto, prima che tutti noi indossassimo i nostri abiti di carne e ossa e pelo, era stato onorato. E con questo rinnovato onore, ciascuno ritornò verso la propria vita, tra le mutevoli parole della razza umana.

Tutti noi, convenuti in quel giorno di silenzio, abbiamo assistito al sorgere di una nuova alba, una alba colorata di gloria.

Un ramo spezzato
Aurora e il secchiello