Il voto è sacro

Il linguaggio evolve e così le parole tendono ad assumere nuovi significati, o ad ampliarli. Il voto in origine era una promessa solenne, a seguito di una richiesta o di una grazia. Il fedele ex voto suscepto, a seguito del voto fatto, ringraziava onorando l’impegno che aveva preso con la divinità. Se una visione laica interpreta questo atto come un semplice baratto, una visione religiosa invece percepisce il voto come una pratica spirituale che eleva il credente al divino, conferendogli una nuova e più ampia visione che trascende l’esaudimento della richiesta. Il fedele accetta la volontà divina come propria, qualunque essa sia.

Con l’avvento dell’illuministica democrazia, il voto diventa anche un rito laico; la richiesta è quella di accogliere il candidato nell’empireo normativo e la promessa è quella di essere fedele e obbedire al dio-stato, ma nel rito laico non può avere luogo alcuna trascendenza perché è negato ogni fenomeno transumano: non la legge divina, non la legge della natura, ma soltanto la legge dell’uomo. Anche gli animali, in quanto non-uomini, sono esclusi dal patto di scambio con lo stato, e le recenti norme a loro tutela non sono che la misericordiosa concessione di quella che è in realtà solamente una parvenza di diritto.

La logica argomenta che il voto è espressione dell’opinione popolare, ma l’opinione popolare di cosa è espressione? In una struttura sociale dove l’informazione è controllata dai mezzi di comunicazione di massa, e la massa è l’elettorato, il singolo elettore non potrà mai avere gli strumenti per formarsi una opinione fondata sulla reale conoscenza e sulla reale consapevolezza di quello che sceglie. Eppure il voto delle menti più influenzabili ha lo stesso valore di quelle più equilibrate, secondo il nuovo principio del suffragio universale. E con la neonata universalità, la competizione politica assume le sembianze di una gara di popolarità condotta secondo le strategie del marketing.

D’altronde il demos in democrazia è la gente comune, la massa famelica dei consumatori, tenuta sempre di più in uno stato di ignoranza selettiva. È questa preziosa ignoranza che genera, per incapacità di riconoscere i propri limiti cognitivi, la presunzione di sapere degli stolti, e l’illusione di essere liberi.

Diritto di vita
La solidarietà umana