Ius soli

Il problema dello ius soli giace nella domanda stessa, ed è sotteso al concetto di ius.

Il binomio linguistico, elevato a concetto filantropico, presenta un problema nel momento stesso in cui viene evocato, in quanto ha la presunzione di legare insieme due elementi disomogenei: la natura, ovvero il suolo che sostiene l’incedere umano, e il diritto, che pretende di regolare la condotta di vita, sovrapponendosi e ignorando i dettami naturali.

Il termine soli, ovvero del suolo, è il caso genitivo, ovvero generativo, della terra, e quindi esprime un rapporto di filiazione con il nome che lo precede, ius; la natura precede e plasma il diritto. La lingua latina pone l’enfasi sul concetto di suolo, tuttavia nella moderna interpretazione ideologia viene esaltato il concetto di diritto, tanto che non viene più invocato il diritto di suolo ma, per mera approssimazione, il suo esatto contrario, il suolo di diritto; ormai non è più la terra che accoglie l’uomo, ma è l’uomo che si impone sulla superficie terrestre, e giustifica il suo atto con il diritto; come se la terra, e la vita stessa, esistessero in quanto elementi giuridici e non in quanto elementi a sé. La natura esiste prima e indipendentemente dall’essere umano, e la cultura latina, profondamente bucolica, non sarebbe mai caduta in questo equivoco.

Questioni linguistiche? Forse, se non fosse che la lingua condiziona il pensiero e la rappresentazione della realtà in cui viviamo e con cui interagiamo.

Le opinioni, elaborazioni del pensiero, non sono più libere, ma polarizzate, precipitate in un universo duale, capace solo di accettare due opinioni aprioristicamente e apologeticamente contrastanti. Le eventuali deviazioni sono considerate frange ornamentali, movimenti marginali utili per contenere lo sfogo sociale e inebriare gli spiriti intellettuali con la celebrazione della propria differente uguaglianza. In un simile universo il confronto diviene duello, ma si tratta di un duello farsesco l’unica vera vincitrice è l’ideologia del duello. L’uomo moderno può scegliere se essere a favore o contro lo ius soli, ma non deve interrogarsi su suo significato profondo.

La scelta attuale è dettata da movimenti puramente opportunistici. Che cosa viene concesso? Da chi? E a chi? Vi è forse una qualche differenza tra l’essere che emerge all’esperienza della corruttibile vita terrestre su un suolo che potrà forse chiamare patrio, e l’essere nel cui grembo è stato trasportato? Lo stadio della metamorfosi biologica, scandito dalla burocratica età anagrafica, è determinante nella concessione di un diritto? Ma gli esseri umani non dovrebbero essere considerati tutti uguali, indipendentemente dall’età? Concedere un diritto non sminuisce un diritto precedente? Un diritto che non si vuole fare sopravvivere? Non potrebbe essere l’occidente, maestro nell’arte della seduzione pubblicitaria, a lusingare l’arrivo di nuove genti? L’occidente, ossessionato dalla logica del profitto e dalla conquista di nuovi mercati, si è sempre voluto imporre su ogni altra cultura; ormai non più con la forza ma con la molto più produttiva e meno costosa forza della suggestione.

La rivoluzione di Cristo
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