L’orsa

Punire la natura secondo la logica umana è un atto di mera presunzione alla cui base si trova un desiderio di vendetta, nascosto e trasformato in un’apparenza di buon senso. Uno sguardo disincantato sugli eventi vede una azione aggressiva e immotivata, un tentativo infantile e capriccioso di sottomettere le incomprensibili forze che agiscono nella Natura e che l’uomo pretende di ignorare in virtù della sua presunta capacità raziocinante.

La ragione è diventata un devastante artiglio che pretende di sottomettere ogni cosa alla propria logica, qualunque essa sia e qualunque voglia essere, e ha creato un mondo in cui l’essere umano non sa più riconoscere né propri limiti né il proprio posto. Lo strumento che dovrebbe aiutare l’uomo nell’evoluzione è diventato il padrone assoluto delle sue azioni, detronizzando ciò che lo trascendeva con lo scherno e con la negazione. Così la ragione illude l’uomo di essere la vetta della suprema conoscenza, oscurando altre e più alte vette; non è più la ragione al servizio dell’uomo ma l’uomo al servizio della ragione.

Condannare un orso a morte non può avere una spiegazione logica accettabile, perché l’orso agisce secondo il proprio codice di comportamento. Seguendo tale logica distorta non si condanna l’orso ma la Natura che vuole solamente che gli orsi siano bravi orsi, e che le mamme orse siano brave mamme orse.

Le spiegazioni risibili non bastano e si ricorre all’eufemismo: non si uccide, ma si abbatte, così l’uccisione viene sublimata in un semplice mettere a terra e grazie al potere della parola di distorcere la realtà si tenta di stemperare quello che è un atto aggressivo. Ma dove c’è aggressività non ci può essere comprensione, perché l’una non permette all’altra di svilupparsi troncando ogni possibilità di dialogo e quindi di scoperta.

Mamma orsa sa come comportarsi da mamma orsa, ma l’uomo sa comportarsi da uomo? E sa l’uomo cosa significhi essere uomo?

Oltre gli orsi
Razzismo di specie