Oltre gli orsi

Sembra che sia pratica comune uccidere volpi e cani che vivono dentro o vicino alle zone di caccia perché la loro presenza disturba la cacciagione, e la loro vita diventa inopportuna. Tra le vittime ci sono anche mamme volpi con i piccoli ancora in grembo e cani domestici che vivono in nuclei familiari umani.

Le uccisioni sono perpetrate da guardacaccia, ovvero agenti di vigilanza il cui scopo primario dovrebbe essere quello di tutelare la fauna.

Non saprei dire quanto sia estesa questa pratica, né se siano presenti altri animali nella lista nera, ma dopo il caso di Mamma Orsa, condannata a morte perché voleva difendere i suoi cuccioli dall’invadenza umana, è doveroso ricordare anche l’esistenza di queste pratiche, sicuramente conosciute dalla popolazione delle aree interessate ma purtroppo anche ingiustamente tollerate.

La condanna a morte di una orsa, con timbro ufficiale della miserrima congregazione umana, indigna gli animi e infiamma le proteste, mentre altre esecuzioni, più comuni e più subdole, continuano nel silenzio e nell’indifferenza. L’uomo sa che può uccidere anche senza una delibera ufficiale, e lo fa nel buio della notte. I guardiacaccia accendono i fari dei loro fuoristrada, abbagliano le vittime per disorientarle e sparano.

I giornali sfruttano l’eco emotiva di alcuni eventi e ci restituiscono un pensiero già pensato intriso di un finto piagnucolio. Le loro parole parole sono troppo superficiali per essere efficaci e troppo interessate per essere vere.

La verità non è circoscritta a una pallottola che penetra nella pelle di un orso, la verità è un’altra, vasta come i continenti invasi dalle razze della specie umana, e finché non verra compresa, altri orsi, altri lupi, altre farfalle, altre api, abbandoneranno il pianeta e i loro aliti non si mescoleranno più con i nostri.

Queste uccisioni dimostrano l’ossessione che ha l’essere umano per il controllo della Natura, che poi è la stessa ossessione che ha per il controllo della società. Una ossessione che genera strutture sociali recintate da mura burocratiche così alte da rendere farsesca la stessa dichiarazione di democrazia di cui i governi si investono.

L’uomo vorrebbe una Natura a proprio uso e consumo, una Natura simile a un grande parco giochi dove i cacciatori non hanno concorrenti nell’espletare la lotta per la vita ma un semplice menù stagionale, e dove i turisti possono farsi fotografare con mamma orsa come se fossero vecchi amici. Ma l’amicizia va conquistata con il rispetto, e il rispetto comporta sincerità assoluta. La Natura non tollera l’inganno dell’uomo né le dolci chiacchiere che nascondono secondi fini.

L’uomo vuole imporre la propria regola sulla Natura, ma la Natura obbedisce a forze a Lei stessa superiori. Non è solo la morte di un plantigrado a essere sbagliata, ma il principio con cui tali azioni vengono messe in moto.

L’ostinata ignoranza umana spegne gli echi del mistero della vita, ovunque essi risuonino, ma così perde la capacità di capire la portata delle proprie azioni.

L'orsa