Razzismo di specie

Esiste una forma di razzismo più terribile di quella che si manifesta nell’odio dell’uomo verso l’uomo, quella dell’uomo verso un’altra specie.

L’odio è una forma deviata di amore; se l’oggetto d’odio avesse caratteristiche fenotipiche differenti, allora l’odio non avrebbe più ragione di esistere. È la frustrazione generata dalla dissonanza di ammettere l’esistenza dell’altro e allo stesso tempo di non accettarlo.

Il razzismo verso un’altra specie non riconosce l’altro, non gli concede la dignità dell’attenzione ma l’asprezza dell’indifferenza. È l’indifferenza che nega la presenza della vita nell’altro.

Un giorno mi hanno chiesto se fossi un animalista. La domanda mi è sembrata assurda, ma non capii subito il motivo del mio imbarazzo. In seguito mi resi conto che era come se mi avessero chiesto se i non-umani fossero esseri trascurabili.

La vita è una, al di là delle forme, al di là dei corpi, oltre il tempo e lo spazio. Lo potete leggere negli occhi di un cane o nel movimento della coda di un gatto, nell’urlo di un gabbiano che si getta tra le onde o nella proboscide di un cucciolo mentre stringe la coda della propria nutrice.

L'orsa
Nutrire chi ha fame