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Soppressione per pericolosità

La pena di morte esiste e gode di buona salute. Gli Homines Sapientes ne sono stati esentati in quasi tutti gli stati del mondo, ma presumere che essa sia stata abolita è una affermazione di arrogante leggerezza. Gli esseri viventi che conoscono e riconoscono la legge della Natura sono costretti a subire le leggi degli uomini, leggi fondate sulla forza e imposte con la violenza.

L’aggressione di un cucciolo d’uomo è un evento gravissimo. L’aggressione di un piccolo di antilope durante una battuta di caccia è un evento atteso. Ma se la vittima di caccia appartiene alla specie umana le conseguenze porteranno, quasi certamente, alla soppressione del quadrupede responsabile.

Un animale che aggredisce l’uomo è una animale a cui non è concesso vivere, è un oltraggio che deve essere riparato cancellando l’evento con l’allontanamento dell’aggressore dal mondo dei viventi, solamente l’uomo può uccidere l’uomo, solamente l’uomo può commettere un homo-cidium, ovvero caedere, tagliare, dividere, ovvero separare ciò che è materiale da ciò che è immateriale. L’uccisione tra uomini appartiene a una categoria particolare, le altre uccisioni non hanno e non possono avere uno status giuridico in quanto non esistono sostantivi per indicarle: solo ciò che ha un nome esiste giuridicamente.

Tutte le norme umane si rifanno alla legge del taglione, dove la pena è proporzionale all’offesa ricevuta; tuttavia l’intento originale non era quello di punire ma quello di mantenere l’equilibrio cosmico del creato; la proporzionalità era il criterio utilizzato per rimettere ordine nel caos generato dalla condotta degli esseri umani. Nel pensiero magico primitivo, che è alla base della legge del taglione, causa ed effetto sono interdipendenti, per cui la relazione che li unisce può essere percorsa in senso inverso, contrario alla logica razionale, nei casi di disequilibrio. Affinché la tensione tra causa ed effetto si esaurisca, e il mondo ritorni alla normalità, è necessario che l’effetto ritorni alla causa secondo le regole del contrappasso, ovvero in misura uguale e contaria a quella causale. In questo modo l’evento si si annulla aritmeticamente e il problema si esaurisce entro i confini di in un movimento circolare. Se l’occhio dell’aggressore vale quanto l’occhio dell’aggredito, allora non vi è punizione ma equa distribuzione del danno, quindi la pena è un semplice baratto.

Anche la pena di morte non era intesa come punizione ma come riequilibrio di forze. La morte è l’opposto della vita e quindi delle percezioni a essa legate: un morto non può “patire” perché non può vivere. Al di fuori dei confini della vita la legge umana cessa di esistere, e quindi cessa anche il controllo dell’uomo sull’uomo.

Quando al valore etico si è sostituito il valore economico, e l’homo religiosus divenne homo oeconomicus, il contrappasso si è trasformato in una contrattazione economica. A un baratto etico, in cui il corpo risponde con il corpo, si passa a un scambio economico, dove ogni parte del corpo assume un valore monetario.

Le democrazie moderne nacquero per motivi economici, e in esse il liberismo prolifica e regna indisturbato. I movimenti massonici, che hanno sempre operato all’ombra delle bandiere degli stati nazionali, decisero di abolire la pena di morte per motivi economici e non umanitari. Le argomentazioni che utilizzarono furono moralistiche ed etiche nella forma, creando così l’ideale di un progresso sociale e civile che riconosceva finalmente l’inviolabilità della vita umana, mentre nella sostanza consideravano l’essere umano una risorsa preziosa, che nei casi problematici poteva essere recluso, come merce stivata nel magazzino, ma non soppresso. La reclusione non aveva scopi punitivi, né tantomeno rieducativi, ma semplicemente conservativi. L’uomo può essere recluso perché la vita non gli appartiene, infatti è proprietà della Nazione che ne detiene il certificato di nascita, e che ha il diritto di disporne a proprio discernimento. La vendetta, come possibile risposta biologica e comportamentale, diventa inammissibile, ma anche il perdono, ispirato da sentimenti religiosi o spirituali.

I fenomeni naturali dimostrano che la legge dell’uomo e la sua supremazia sul pianeta sono realtà illusorie, niente altro che opinioni e convincimenti di una razza presuntuosa e intransigente. Basta il tremore di un terremoto o il soffio di uragano a minacciarne l’esistenza. Gli atti della Natura travalicano ogni giudizio umano e ogni sua ragione, infatti esistono al di fuori del dominio e della logica umane. L’uomo non conosce il motivo di questi eventi, e non potrà conoscerli finché continua a disconoscere e a misconoscere le leggi della Natura; si affanna a creare una realtà parallela nella convinzione che la Natura debba essere dominata, ma nel farlo perde il senso della propria esistenza.

Sono lontani i tempi in cui si poneva la domanda più elementare, l’unica che potrebbe cambiare la sua vita: chi sono?

Eppure in questa domanda è rinchiuso il passo successivo dell’evoluzione umana; oppure la sua prossima estinzione.

I Futuri Possibili
La società del desiderio