I Futuri Possibili

I Futuri Possibili

I muri ideologici iniziano a sgretolarsi, e dalle fessure che si aprono sulle loro pareti si intravedono le reali intenzioni e motivazioni che guidano le attività politiche. I governi in carica non hanno la funzione di risolvere i problemi sociali; i loro scopi sono differenti e rispondono ad altri poteri, estranei a quelli dell’elettorato.

Le recenti conquiste politiche hanno incrementato la baldanza e la prepotenza dei nuovi politici che non hanno più ritenuto necessario usare le cautele adottate dalle generazioni precedenti per adombrare le finalità del gioco. Questa mancanza di cautela ha portato verso una accelerazione, sintomo di impazienza, nell’esecuzione dei piani di una agenda segreta che diventa sempre più palese.

È proprio l’impazienza, sostenuta dall’arroganza di chi ritiene di essere superiore, che lascia emergere tracce delle reali intenzioni delle politiche di governo.

Gli scopi di queste attività non sono mai stati quelli del dominio economico o dell’arricchimento personale. Se una parte della classe politica persegue solamente il guadagno, applicando la consumata logica del tornaconto, un’altra parte sa che l’aspetto economico è solamente un mezzo per raggiungere più oscuri e impensabili fini.

La commistione tra economia e politica, compromessa fino al punto in cui l’economia detta le regole alla politica, viene esibita come se fosse una condizione normale, e in questo modo, o per induzione o per pigrizia mentale, diventa un fait accompli per tutti i membri della società.

La chiave di lettura non è quella economica, ma quella della consapevolezza. Le dinastie del potere occulto non hanno interesse a incrementare i propri guadagni perché le loro esistenze si muovono al di fuori dei circuiti economici mentre i loro piccoli lacchè raccolgono, insieme alle briciole della ricchezza, anche l’attenzione dell’invidia popolare.

Il denaro è il più duttile strumento di controllo dei popoli e dei governi, ma questo solamente se sono presenti tre condizioni fondamentali: il valore del denaro deve essere riconosciuto e il suo possesso concupito; l’utilizzo deve essere diffuso; e il flusso deve essere controllato, cosa che avviene tramite banche private, che acquisiscono poteri sempre maggiori.

Il problema non è il denaro, esso è solamente uno strumento creato per facilitare gli scambi, ma il controllo della moneta e l’imposizione del suo utilizzo. Fino a quando i partecipanti al gioco economico non acquisiranno la consapevolezza che sono loro stessi ad accettare il valore della moneta—che ormai non ha più alcun valore intrinseco, ma solamente nominale—ci sarà sudditanza economica.

Il liberismo economico incentiva la concorrenza e quindi l’offerta di beni e di merci, ma questo porta all’inevitabile conseguenza che la finalità dei beni e delle merci non sarà quella di essere utili all’uomo, o al pianeta su cui vive, ma quella di essere desiderabili.

Arricchire impoverendo con una continua produzione di beni di consumo è il nuovo motto della moderna economia generata su base finanziaria. Il sistema economico moderno funziona solamente se continua a crescere e a espandersi, non può fermarsi altrimenti collasserebbe su se stesso rivelando la propria natura illusoria.