La presunzione delle democrazia

La presunzione delle democrazia

A leggere i libri di storia, a sentire i racconti di insegnanti e di professori, sembra che la democrazia sia l’apoteosi della civiltà umana, la pietra angolare del diritto e della giustizia sociale, l’unico rimedio in grado di donare libertà e uguaglianza ai popoli.

Con la parola democrazia si intende una forma di potere del popolo. Rimane da chiarire di quale popolo, perché il demos è un distretto, una parte della terra, e per estensione ne indica i suoi abitanti, e non tutta la popolazione. La democrazia non è nata per unire, ma per dividere: il nucleo stesso della parola demos deriva dalla radice protoindoeuropea deh che significa dividere.

La divisione delle parti è una strategia di governo, come recita il motto latino divide et impera che riassume efficacemente la politica dell’antico romano impero così come di quelli attuali. Le figure di potere, nella loro evoluzione, hanno imparato a mimetizzarsi sempre più efficacemente per sottrarsi dai pericoli che la visibilità della corona conferiva loro, ma la strategia frazionale è rimasta immutata. Lo scettro del comando deve essere liberamente consegnato dal popolo, e tale passaggio è celebrato con la cerimonia del giuramento istituzionale.

Nasce l’idea di popolo sovrano, una finzione costituzionale che illumina il mondo con i benefici raggi di ciò che considera bene e giusto. Poco importa se la storia e la cronaca contraddicono le intenzioni apparentemente fraterne delle istituzioni democratiche, mostrandoci in realtà una perenne lotta tra fazioni contrapposte, fazioni non popolari ma politiche.

La democrazia è il potere di una parte, e quindi di un partito, conferito per suffragio elettorale (almeno così dovrebbe essere) in virtù del voto, perno su cui ruota tutta la presunzione democratica: il voto è espressione dell’opinione popolare, ma l’opinione popolare di cosa è espressione?

Un accurato sistema persuasivo, messo in atto fin dall’infanzia educativa, dissimula la contraddizione intrinseca della democrazia, dove una parte diventa il tutto, e tutti ne subiscono il governo.